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06 Feb 2017

I musei italiani ‘rimandati’ in digitale

4.976 musei, aree archeologiche e monumenti, 1 ogni 12.000 abitanti: il patrimonio italiano è noto per la straordinaria ricchezza, ma rivela un potenziale di attrattività non ancora valorizzato: nessun museo appare tra i 10 più visitati al mondo, uno su tre ha meno di 1.000 visitatori l’anno e il 70% degli italiani non li visita.

Dalla classifica Istat dei servizi digitali più utilizzati nel 2015, i primi tre risultano dedicati alla comunicazione. Il sito web ottiene il primo posto: è adottato dal 57% dei musei; in seconda posizione si attestano gli account sui social network (Facebook, Twitter, Instagram, 41%) mentre la newsletter è terza (25%).

I servizi dedicati alle collezioni seguono con percentuali più ridotte: ai piedi del podio si attestano gli allestimenti interattivi o le ricostruzioni virtuali, adottati dal 20% dei musei, e la connessione wi-fi gratuita, offerta dal 19%. QR code, servizi di prossimità, catalogo accessibile online o visita virtuale del museo dal sito web hanno tutte un’adozione tra il 13 e il 14%.

è quanto emerge dall’indagine condotta nel 2015 dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali su un campione di 476 musei italiani, pari a circa il 10% dei musei aperti al pubblico: per ciascun museo è stata rilevata la presenza di un sito web e le sue funzionalità, la disponibilità di applicazioni, la presenza sui social network, su TripAdvisor e su Wikipedia.

Inoltre è stata condotta un’analisi sugli account ufficiali di 125 musei italiani, presenti su Facebook, Twitter e/o Instagram, nel periodo giugno 2016-novembre 2016, con l’obiettivo di scattare una fotografia della presenza online e social dei musei italiani, di individuare i servizi più implementati dai musei nel proprio sito web e di misurare il riscontro presso il pubblico delle attività social dei musei nei propri account ufficiali (tramite indicatori di reach e engagement). Considerando i musei che hanno un sito web (57% del totale) è emerso come non sempre esso sia costruito in modo da facilitare l’utente nell’interazione con i suoi contenuti (chiare call to action rispetto alla biglietteria online, accesso ai profili social, traduzione in lingue straniere, contenuti indirizzati a particolari categorie di utenti come famiglie, disabili, gruppi, etc.). Maggiori difficoltà si incontrano cercando la presenza di servizi più avanzati come la possibilità di acquistare online merchandising o materiale legato al museo, effettuare donazioni e crowdfunding.

Per quanto riguarda la presenza sui social network, l’analisi dei messaggi postati denota che la maggior parte di essi è di natura promozionale, riguarda la segnalazione di eventi o accoglienza (orari di apertura e promozioni sugli ingressi). Molto apprezzate sono, però, le rubriche in cui vengono proposte opere del museo o racconti di storie che ruotano intorno ad esse, ad esempio su particolari personaggi: solo chi offre contenuti di valore sulle opere esposte e sulle storie che ruotano attorno ad esse, infatti, riesce a creare engagement.

Nonostante su molti servizi si riconosca una carenza di offerta, nel pubblico prevale comunque un atteggiamento positivo.

 

 

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